11 Marzo 2020 HANDOFF

Pensa, Crea, Pubblica

Intervista al designer Niccolò Miranda

Niccolò Miranda è un Creative Director, Interactive Designer e Front-End Developer.

Come freelance multidisciplinare, unisce una vasta gamma di esperienze di leadership creativa in Art Direction, UI/UX Design, Interaction Development e Motion Design, con una profonda ricerca della psicologia che è dietro al design per creare esperienze digitali ad alto impatto con un punto di congiunzione tra estetica e prestazioni.

Negli ultimi 3+ anni, ha avuto l’opportunità di collaborare con clienti e partner di alto profilo a livello globale, ottenendo menzioni e riconoscimenti da piattaforme digitali d’eccellenza come Awwwards, The FWA, Communication Arts,Site Inspire, Codrops e molti altri.
A Gennaio 2020 ha ricevuto due nomination da Awwward come “Independent of the Year” e “eCommerce of the Year”.

Niccolò curerà per HANDOFF il workshop Web F(ea)ture! mettendo la sua esperienza a disposizione dei nuovi creativi digitali che vorranno immergersi in una giornata di lavoro tipo, scandita da task ambiziosi, tempi serrati e full-immersion adrenaliniche.

Niccolò, sei giovanissimo ma hai già fatto il pieno di premi e riconoscimenti. Raccontaci il percorso che ti ha portato a questo successo e le tappe che secondo te sono state fondamentali per la tua formazione.

L’ossessione, la perseveranza e il costante bisogno di imparare sempre cose nuove. Credo che prefissarsi degli obiettivi sia fondamentale nel lavoro di un “Digital Thinker” e gli awards sono il traguardo finale. La gente a volte mi chiede quale sia il fine di vincere riconoscimenti non riuscendo a capirne la potenzialità. Non si tratta di fama né di denaro, ma di alzare ogni volta la posta in gioco, imparando dagli altri, crescendo con i propri collaboratori e di conseguenza aumentare la qualità del lavoro, così come la complessità del progetto. Credere in quello che fai, è questa la chiave.

Come si diventa interaction designer? Quali caratteristiche e competenze specifiche a tuo parere deve acquisire un designer per rispondere alle necessità delle aziende?

Credo che oggi il codice sia diventato un problema UX. Una buona conoscenza di After Effects e risorse come Dribbble o Behance sono un buon punto di partenza, ma non bastano se si vuole portare in vita le transizioni sul Web. Un Interaction Designer dovrebbe avere un occhio di riguardo alle librerie/frameworks che possano permettere questo passaggio.

Quali tecnologie secondo il tuo punto di vista faranno la differenza nei prossimi mesi o anni?

Negli ultimi anni l’hanno chiamato “The rise of WebGL”. Librerie come Three.js, Anime.js e l’evoluzione dei Web Browser (Chrome, Firefox) hanno permesso a WebGL di crescere in modo esponenziale e permettere all’industria digitale di creare effetti straordinari, ne vedremo delle belle nei prossimi anni.

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Descrivici il tuo workflow, i framework, le librerie e i tool che usi di più nel tuo lavoro.

Di solito parto da un brainstorming generale con il cliente, dove cerco di capire le sue esigenze e di individuare la strategia. Così inizio a raccogliere idee su piattaforme come Dribbble, Behance e Awwwards e inizio la prototipazione dei Wireframes (Adobe XD o Figma) con un’attenta ricerca sulle scelte dei font di tendenza per creare qualcosa di unico e mantenere la coerenza del design dell’interfaccia utente.

Per avere un’idea dettagliata di tutti gli effetti web che sto per sviluppare utilizzo After Effects. Una volta approvato, passo alla fase di sviluppo utilizzando librerie/frameworks come GSAP, Tweenmax, WebGL, Three.js per portare il progetto al massimo livello di interattività.

Sono un feticista di performance. Google Lighthouse in questo caso è uno strumento eccezionale per verificare l’accessibilità, l’usabilità e best practices secondo le normative di Google.

Per ogni creativo digitale è importantissimo il continuo aggiornamento. Cosa ti sei prefissato di imparare di nuovo in questo 2020?

Il 2019 è stata un anno molto importante per me, ho capito che il 3D è qualcosa che voglio sperimentare molto meglio nel 2020, così come il VR e gli Input Recognition nei siti Web.

Fai parte della young jury di Awwwards che è composta da colleghi a prevalenza nord-europea. Secondo te esiste una cultura europea del design? E soprattutto, l’Europa creativa viaggia a due velocità (Nord/sud)?

Credo che il Web Design sia di rilevanza internazionale, proprio perchè Internet ci permette di avere accesso a qualsiasi fonte e risorse. La Francia ha un background di creative developers incredibile, ma dalla mia prospettiva la cultura di design è riferibile alla singola agenzia e/o freelance che ha sviluppato nel corso degli anni. L’industria digitale sta vivendo un epoca d’oro E quelli che stanno andando più velocemente sono i Paesi Bassi, questo è certo.

Noi che ti conosciamo, sappiamo che i tuoi corsi di formazione si caratterizzano per essere molto intensivi e che, al contrario di molti colleghi, preferisci le full immersion alle infarinature molto generiche. Raccontaci il perché di questo approccio, che ad alcuni può apparire molto pesante!

Sono un autodidatta, se non consideriamo la laurea in Informatica. La mia cultura didattica e professionale si è sempre basata sul “Pensa → Crea → Pubblica” in modo iterativo.
Bisogna vendere se stessi univocamente (“sono un Designer” oppure “sono uno Sviluppatore”) ma avere una conoscenza teorica e pratica di tutti i passaggi intermedi è una chiave di successo per poter pensare a una velocità maggiore rispetto agli altri.

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